Oh divano, mio divano!

All’inizio era semplicemente una questione di decoro: il pouf coordinato al divano era stato sfregiato in modo irreversibile e permanente dai miei nipotini in uno di quegli slanci artistici che solo un pennarello indelebile nero sa far nascere.

Lo scempio è stato per anni occultato con tele di vario colore e consistenza che, pur assolvendo in modo adeguato al loro compito, non si combinavano per nulla né con il divano né con il salotto. Ho tentato di ignorare per anni quel vago senso di inquietudine che mi procuravano questi abbinamenti casuali, ma alla fine non ce l’ho più fatta.

Ho setacciato il baule della nonna ed ogni scatola o scatolone contenente tessuti per trovare ritagli ed avanzi di stoffa che avessero consistenza e colore adeguati.

E questo è il risultato: un copri pouf patchwork che nasconde egregiamente il danno senza ferire la (mia) sensibilità. 😉

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Ebbene, era una trappola.

Già mentre stavo contemplando e valutando il risultato dell’operazione di rinnovo, mia madre si avvicina di soppiatto. E casualmente mi fa notare come i cuscini stonino ancor di più ora che il pouf ha riacquistato una dignità. Che peccato che il risultato di tanto lavoro ed impegno sia guastato da quegli orrendi cuscini (la trasformazione da cuscini ad orrendi cuscini credo sia avvenuta in pochi secondi).

La trappola ormai è scattata. Inutile tentare la fuga o qualche scappatoia. Decido di riutilizzare gli avanzi dei ritagli di stoffa utilizzati per il pouf, con qualche aggiunta. E riprendo il lavoro di assemblaggio.

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Gli orrendi cuscini sono stati riscattati e rinnovati.

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Ma questa volta non mi sono soffermata nemmeno un istante ad ammirare l’effetto complessivo, in quella stanza ci sono troppe insidie! 😉

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L’armadio della mamma #3 – La gonna blu

Credo che i colori che una persona preferibilmente indossa siano indicativi del periodo che sta passando. O che almeno ci sia una certa relazione tra la scelta del colore e il modo di porsi nei confronti del mondo.

In quest’ottica potrei riassumere i miei “periodi” più o meno così:

  • 15-18 anni: VIOLA. Ma un bel viola carico, acceso, quasi violento. Certo, ogni tanto poteva comparire qualche lilla, ma posso dire fossero più che altro casi sporadici.
  • 18-22 anni: VERDE. Verde smeraldo, verde acido, verde prato. Il prediletto era il verde oliva o il verde militare, da abbinare con tutto.
  • 22-25 anni: ARANCIONE. Con il verde militare stava benissimo, e poi si è pian piano fatto strada nel guardaroba. Un arancione zucca che si insinuava ovunque, pure tra i collant.
  • 25-27 anni: ROSSO. Essendo una persona sobria, non potrebbe che trattarsi di rosso fuoco. Un amore per lunghi anni represso quello per il rosso: è stato per molti anni il colore dei miei capelli (in ogni declinazione e sfumatura) e questo mi ha sempre fatto desistere dall’indossarlo finché la mia chioma non è tornata del colore originario.
  • 27-30 anni: GIALLO. Estate, sole, calore. Eccolo: un giallo carico. Ho superato con qualche difficoltà le mie perplessità circa l’abbinamento del giallo con il pallore invernale, ma ne è valsa la pena. Un cappotto giallo fa sembrare più sopportabile freddo e nebbia.
  • 30-33 anni: MARRONE. Credo sia stato adottato principalmente per smorzare le tinte forti che hanno contraddistinto i periodi precedenti. E per dare un certo tono, diciamo più adulto.
  • 33 anni-oggi: Ebbene, temo di essere in pieno periodo BLU (come Picasso). Il blu si è fatto strada piano piano, con discrezione. Non l’avevo mai preso in considerazione, considerandolo troppo classico. Ed ora si è imposto.

Non c’è da stupirsi quindi se dall’armadio della mamma ho estratto una gonna blu. Ampia, di lana, direttamente dalla fine degli anni 80. Non sono riuscita a trovare delle foto che documentino questo suo glorioso passato, purtroppo.

Ora è giunto il momento del riscatto per lei.

Insieme ad uno scampolo di lana blu è diventata un abito sbracciato,bon ton, con una cintura a fiocco fatta con la seta di una cravatta.

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Camicetta retrò

La mia casa è piena di stoffe. Ce ne sono dappertutto: nel grande baule della nonna, parcheggiato nel seminterrato, in garage, in scatole e scatoloni nel ripostiglio, in fondo ad uno dei miei armadi. Mancano soltanto in cucina ormai.

A me piace curiosare in tutti questi “nascondigli”. Toccare i tessuti, aprire le pezze e gli scampoli e valutarne un possibile utilizzo.

E ci sono stoffe, come questa, che hanno atteso parecchio prima di trovare il loro destino.

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Ma è giunto anche il suo turno 🙂

Aggirandomi per un mercatino dell’antiquariato, qualche tempo fa, trovai questo cartamodello vintage. Blusa e giacchino. Amore a prima vista.

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Ho scelto di realizzare la blusa.

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Essendo il modello un po’ troppo corto, ho tentato di fare una sorta di mix tra blusa e giacca aggiungendo alla camicetta il cinturino.

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Tutorial Cintura Obi

La cintura obi è una fusciacca o cintura tipica giapponese indossata principalmente con i kimono e i keikogi.

È un accessorio versatile: perfetto per sottolineare il punto vita ed ravvivare un abito semplice.

Occorrente:

  • Stoffa (scampoli di seta o cotone)
  • Tela termoadesiva
  • Nastro di raso (altezza: 4 cm)

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Per disegnare il cartamodello è necessario conoscere la misura della circonferenza del punto vita.

Cintura obi

Esempio: circonferenza vita = 75 cm

  • Partiamo da un rettangolo 75 cm x 12 cm
  • Dimezziamo l’altezza delle due estremità, togliendo 3 cm sopra e 3 cm sotto
  • Disegniamo una leggera curvatura che unisca le estremità al centro della cintura
  • I nastri in raso avranno una lunghezza di 75 cm + 1/3 di 75 cm (25 cm) = 1 m

Con il cartamodello che abbiamo ottenuto tagliamo due fasce di stoffa. Per avere una cintura reversibile, quindi più versatile, utilizziamo una stoffa con una stampa fantasia ed una in tinta unita.

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Con il ferro da stiro applichiamo la tela termoadesiva ad uno dei due pezzi di stoffa, per dare sostegno alla cintura.

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Appuntiamo alle estremità i due nastri di raso, tra i due diritti della stoffa.

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Sovrapponiamo poi le due fasce, diritto contro diritto.

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Cuciamo quindi tutti i lati della cintura, lasciando una piccola apertura per poterla rivoltare.

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Tagliamo il margine in corrispondenza degli angoli e facciamo delle incisioni sulla parte curva.

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Rivoltiamo la cintura.

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Con un ferro da calza sistemare gli angoli.

Stiriamo la cintura e ripieghiamo all’interno i margini dell’apertura lasciata per rivoltare.

Per chiudere l’apertura abbiamo due possibilità:

  1. Cucire con dei punti nascosti l’apertura
  2. Impunturare tutta la cintura

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Rifiniamo le estremità dei nastri di raso.

Ed ecco pronta la cintura Obi!

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Se la gonna a palloncino proprio non va

Stavolta si tratta di un incontro di armadi. Il primo ad essere chiamato in causa è il mio. Approfittando del tempo libero dei giorni di festa, mi son dedicata ad una sorta di inventario del mio guardaroba. E qualche sorpresa c’è stata.

Come molte, anche io sogno una grande e luminosa cabina armadio, in cui abiti, maglie, maglioni, maglioncini, canottiere, top, giacche, pantaloni, gonne, scarpe trovino un loro posto. Ordinato. Preciso. Sistematico. Dove puoi vedere tutto ciò che possiedi in fatto di abbigliamento. Evitando così spiacevoli inconvenienti. Come, ad esempio, inaugurare la primavera con una disperata ricerca di un paio di scarpe rosse e un conseguente sudato acquisto. E “scoprire” di aver già un paio di scarpe rosse. (Non proprio uguali uguali.. ma in fondo son ballerine.)

Episodi come questo mi hanno spinta ad esplorare l’armadio, in vista di qualche acquisto (complici i saldi di fine stagione), ed a trovare un gonna a palloncino abbandonata da anni.

Credo sia frutto di uno di quei raptus in cui devi assolutamente comprare qualcosa da indossare per la notte di san Silvestro. Per andar dove non si sa. Ma devi avere un abbigliamento adatto. E la scelta è quasi sempre infelice: non mi son mai vista bene con una gonna a palloncino.

Prima di scartala e farla passare a miglior vita ho deciso di darle un’ultima possibilità (la bontà Natalizia..)

E qui entra in scena il secondo armadio: quello del babbo. Ricordavo un completo ormai molto datato in Principe di Galles. La gonna incriminata è nera, con un alto elastico in vita ed un fiore, anch’esso nero.

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Ho aggiunto quindi alla gonna un semplice corpino in Principe di Galles, rifinendo lo scollo e gli incavi della maniche con del nastro di raso nero. Al fiore ho applicato dei nastri a richiamare il corpino.

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L’armadio della mamma #2

Nell’armadio della mamma ho trovato un abito che mi ha riportato ad un’infanzia ormai molto lontana. Ricordo che mi è sempre piaciuto, e su quest’onda emozionale l’ho provato.

Ahimè, anche indossato dimostra la sua età. Il tessuto di lana blu, rosso e bianco evoca la fine degli anni Settanta, le maniche lunghe ed ampie e la gonna a pieghe hanno un sapore anni Ottanta. Ma non mi scoraggio certo per un taglio datato!

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Qualche accorgimento e trova posto nel mio guardaroba.

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Per prima cosa ho accorciato la gonna, in modo che fosse più adatta ad uno stivale. Ho accorciato anche le maniche, ora sopra al gomito, e ho aggiunto bottoncini rossi per ravvivare la fantasia.

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Il punto vita era un po’ troppo alto ed il corpino non adatto alla mia figura: ho rimodellato il corpino, stringendolo e, utilizzando il tessuto ricavato dalla gonna, ho abbassato la vita dell’abito sottolineandolo con un nastro canetè rosso come i bottoni.

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